Quando un libro è scritto con amore si vede, si percepisce, la narrazione scorrevole ti coinvolge, la bellezza delle frasi – forgiate con maestria dalla penna di Vincenzo Ramon Bisogni – e la competenza assoluta della materia, incantano e conquistano il lettore.
Amico di vecchia data di Renata – per gli altri la “Tebaldi” – è l’unico biografo che attualmente sappia restituirci il ritratto della Tebaldi nella sua forma più pura ed autentica. La seguì ovunque nel mondo, ovunque lei si esibisse, nei più prestigiosi teatri, condividendo insieme a lei gioie, successi, e… qualche volta dolori. In quest’ultimo libro dal titolo “Renata Tebaldi, dolce maestà. Figlia, Donna, Icona” (Zecchini Editore) scopriamo verità inedite, apprezziamo la figlia e la donna e, ancor di più, riusciamo a capire l’artista.
Erano gli anni del dopoguerra e la voce angelica e di inusitata bellezza e perfezione della Tebaldi infondeva pace e speranza forse, e rendeva lontano il ricordo del conflitto mondiale. La “voce d’angelo” arrivò al successo non senza pochi sacrifici, acclamata da tutti i teatri del mondo e dai numerosi estimatori: “schiavi d’amore”, come V.R.Bisogni definisce i melomani del Met quando nel 1955 la Tebaldi approdò al Metropolitan e fu soprannominata “Miss sold out” perché nessuno poteva perdersi la Tebaldi.
Il libro riporta cronache e stralci di recensioni dei critici musicali più accreditati dell’epoca, critici e musicologi che oggi difficilmente incontriamo nelle nuove generazioni. E’ dunque V. R. Bisogni uno degli ultimi critici musicali dell’epoca d’oro della lirica che ci regala questa sua ennesima e preziosa testimonianza con dovizia di particolari, dipingendo un affresco di rara bellezza che rende doveroso omaggio al grande soprano.
Vincenzo Ramon Bisogni non si sottrae a ciò che da sempre è vivido argomento dei melomani, e cioè il raffronto tra le due grandi dive dell’epoca: Callas-Tebaldi, in special modo nel ruolo di Violetta, l’eroina Verdiana per eccellenza, vittima di un amore intriso di lacrime e di mortificazioni sociali. Secondo V.R.Bisogni la Violetta di Verdi è questa, un simbolo dell’incomprensione borghese dei Bussetani di allora che ritennero scandalosa la convivenza di Verdi con Giuseppina Strepponi. Donna fragile quindi, “debole e distruttibile quanto occorre” come emerge dall’interpretazione della Tebaldi a paragone dell’interpretazione “proterva e altera” della Callas. Quale tra le due verità del personaggio è quella giusta? Con scrupolosa descrizione V.R. Bisogni ne offre un ritratto neutrale e realistico dell’una e dell’altra, lasciando al lettore le personali conclusioni, benché tra le righe egli non possa nascondere di essere “Tebaldiano”, affascinato dalle effusioni liriche di Renata che ricordano il ruolo di Mimì, tra l’altro il ruolo che la portò di prepotenza alla ribalta delle scene del melodramma e che interpretò innumerevoli volte con quel binomio di voce e anima che colpì sempre diritto al cuore.
Differenze di personalità, timbro e repertorio alimentarono la rivalità tra le due dive e le rispettive tifoserie. Ma anche questo era a vantaggio del teatro lirico. Cosa rara nell’attuale teatro del melodramma dove mancano primedonne di grande levatura e le tifoserie si vivono solo allo stadio.
Ma al di là di questa “rivalità” la Tebaldi non ha mai offerto il fianco alla vacuità del gossip, schiva e dal carattere riservato, è sempre stata una donna molto affabile nei confronti del suo pubblico, una donna dall’animo gentile. La letteratura a lei dedicata è cospicua, ma Vincenzo Ramon Bisogni riesce a tratteggiare ancora una volta la grandezza dell’artista, alla quale sono state assegnate importanti onorificenze, e in special modo gli ultimi capitoli del libro sono pieni di grande poesia e accorato sentimento, fino all’epilogo finale che riconsegna agli angeli l’anima e la voce di una bella creatura che ha reso onore alla nostra, ormai povera, Italia.
(Eddy Lovaglio)
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